La prigione

scritto da agar
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Recensione professionale appena scritta. Spero vi piaccia
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Testo: La prigione
di agar

Alain Poitaud ha trentadue anni ed è un uomo di successo Non ha alle spalle studi brillanti, un padre dentista che non gli è mai sembrato un modello e una madre eccessivamente preoccupata del giudizio altrui e della necessità di “trovare il denaro per un lavoro dignitoso”. Alain desidera altro: ha l’idea brillante di dirigere un giornale confidenziale per adolescenti, titolo accattivante “Toi”: le ragazzine vanne pazze per le inchieste sugli approcci della coppia, per le fotografie sexy ma accennate, per la musica che pubblicizza. E Alain scrive anche canzoni.

Ma la vita di un uomo apparentemente sereno sposato con Jacqueline, che lui chiama affettuosamente Micetta, con un figlio di cinque anni di nome Patrick sta per essere funestata senza preavviso.

Viene trovata morta la sorella di Micetta, di nome Adrienne, poco più giovane di lei e Alain smarrisce la sua pistola Browning appena prestata e tenuta solo per ornamento.

L’ha usata Micetta, il commissario Roumagne accorso in casa sua per portarla in questura e interrogarla lo ha appena appresa: Micetta ha confessato subito: è lei l’autrice del delitto della sorella

Perchè?

Gelosia si dice subito ma di cosa?

E si rende subito necessaria una analisi impietosa di vita e sentimenti come solo Simenon riesce a fare.

Alain è un uomo leggero, si è portato a letto molte delle sue dattilografe e caporedattrici, Maud, Colette, attricette, modelle, compagne occasionali, il matrimonio è stato quasi un gioco.

Non si è risparmiato neanche nell’andare a letto con Adrienne, pur non confessandolo mai alla moglie, a differenza di altre esperienze, ma era stata una storia nella quale la sorella più giovane si era voluta dimostrare all’altezza della maggiore. Per Alain invece quella relazione non significava nulla, tanto più che era terminata più di un anno prima del delitto.

Ma si imponeva di dimostrarlo all’opinione pubblica, ai giornalisti che ormai affollano la sua casa, a tutta la gente che lo guarda con occhio diverso.

Fredde appaiono le chiarificazioni con i genitori, verso i quali è distante. Surreale è il dialogo con il cognato Roland, marito della vittima, un bancario scialbo che stranamente non mostra nessun attaccamento verso la defunta ma il mantenimento di una certà rispettabilità professionale.

E Alain ha bisogno di vedere gente i suoi “ragazzi” i collaboratori di redazione, le modelle, i baristi, le entraneuse, tutte sue “cocche” come se la vita fosse sempre la stessa.

Anche un fantomatico incontro con la moglie viene ritardato e filtrato attraverso le indagini del bravo e attento commissario Roumagne e il puntuale avvocato Rabud che riferisce piccole confessioni e tante reticenze della moglie, pure lei giornalista di genere diverso (reportage) scopertasi cinica, per niente attaccata alla famiglia e al figlio e morbosamente gelosa della sorella Ma da quando? E per chi? Non certo per lui.

Il bambino il piccolo Patrick dal canto suo vive sereno in una tenuta di campagna denominata “La Nonnette” affezionatissimo al giardiniere Ferdinand e alla tata signora Jacques che lui chiama affettuosamente “Mamie” come pure lo vizia la moglie del giardiniere, l’accogliente e brava cuoca Loulou.

Nei genitori Patrick vede due estranei che vede solo di tanto in tanto e che gli riservano regalo (dal padre aspetta arco e frecce) dalla madre qualche fugace smanceria prima di separarsi nuovamente, Il fatto che lei sia assente non lo sorprende più di tanto.

Allora l’analisi. Chi è Alain cosa cerca? Da che parte sta andando? Di certo da un bistrot all’altro bevendo tanto e dicendo di tenere l’alcool poi un pretesto per intrattenersi con una certa Bessie, incontrata in un albergo e con la affettuosa e rassicurante e morbida governante Mina, Curiosamente si sente più vicino a lei che al dolore di una moglie segregata

Senza cercarlo gli viene detto il nome dell'uomo per il quale Micetta ha ucciso: il meno sospettabile, un oscuro fotografo di nome Julien Bour che ha amato sia Micetta che Adrienne, brutto, stortignaccolo, anonimo, che fa parte della redazione della rivista. Alain pur sapendo di essere pedinato lo va a scovare. Ma non gli farà niente, anzi si mette in posa per una foto e il tremolio del pavido fotografo gli suscita più sarcastica ilarità che sentimento di rivalsa. Sentimento che non sente dentro.

Ma è un circolo vizioso: non è tanto l’indifferenza di sentimenti per moglie e figlio, un successo professionale che nulla ha dato alla stima che può avere per se stesso

L’epilogo è dietro l’angolo: le macchine veloci sono fatte per suscitare invidia ma sono calamita irresistibile per alberi incustoditi

La colpa, si sa, è facile scaricarla sul bicchiere in più di un uomo che “sapeva tenere l’alcool”.

La prigione testo di agar
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